Soppexcca: il caffè equo che nasce dalla leadership delle donne

Junieth e Gloria raccontano cooperazione, resilienza e futuro delle comunità rurali nicaraguensi, attraverso la mediazione di Beatrice De Blasi, portavoce di Fondazione Altromercato


Jinotega, Nicaragua

Impatto Ambientale

Agroecologia, riforestazione, biodiversità

Cooperativa Soppexcca

Impatto Sociale

Migliorare il reddito dei piccoli produttori, sostiene donne e giovani e offre formazione, istruzione e partecipazione nelle cooperative

Jinotega (Nicaragua) — Nella cooperativa Soppexcca di Jinotega, le donne non sono semplicemente socie. Sono leader, produttrici, gestori di progetti, amministratrici. Le loro storie parlano di lavoro, famiglia, cambiamento climatico e leadership femminile. E, soprattutto, sono il motore di un modello di cooperazione che punta a restare dove le radici affondano: nel campo.

«Siamo grate di essere qui e apprezziamo che voi siate qui come volontari. È una grande opportunità per imparare gli uni dagli altri, perché l’educazione non finisce mai e si può imparare anche dai giovani». Con queste parole Gloria apre l’incontro con i giovani attivisti di Sapere X Agire, durante una visita che ha portato a Genova alcune produttrici di caffè del Nicaragua legate ai progetti del commercio equo.

Junieth, produttrice e Responsabile Progetti innovativi per i Giovani, e Gloria, produttrice e Rappresentante del Consiglio di Amministrazione di Soppexcca, hanno portato questa testimonianza in Italia, in un viaggio promosso da Fondazione Altromercato con Altromercato e Otto per Mille Valdese, all’interno del progetto triennale “Eroi del Clima” insieme a Uca Soppexca, cooperativa nicaraguense di piccoli produttori di caffè. Due voci per raccontare come il commercio equo e solidale possa trasformare non solo i redditi, ma i ruoli, le famiglie e le prospettive di un’intera comunità.

Foto Soppexcca - Altromercato

La forza di una rete che attraversa gli oceani

Per Gloria, una delle scoperte più emozionanti di questo viaggio è stata vedere con i propri occhi quante persone lavorano e si impegnano per sostenere i piccoli produttori.

«Sapevamo che dietro ai progetti c’era un grande lavoro, ma vedere tutte queste persone qui, che dedicano tempo ed energie ai nostri terreni e alle nostre cooperative, è davvero meraviglioso», racconta. «Sapere che qualcuno, anche a migliaia di chilometri di distanza, si impegna per noi crea una grande catena di solidarietà che rappresenta un enorme beneficio per le donne produttrici».

Una solidarietà concreta che non si limita al sostegno economico, ma che costruisce relazioni, fiducia e opportunità.

La cooperazione come strumento di emancipazione

«Siamo madri, mogli e figlie, ma prima di tutto siamo produttrici». Gloria apre così il racconto della sua esperienza in Soppexcca, e la frase non è un’etichetta: è una conquista.

La cooperazione, in questo senso, ha funzionato come leva di cambiamento sociale. «Grazie al supporto dei nostri compagni, noi donne produttrici possiamo essere leader. Siamo riuscite a sensibilizzare anche gli uomini sull’importanza della condivisione delle responsabilità».

La quotidianità di Gloria lo conferma: «Quando devo fare sopralluoghi nelle piantagioni, controllare il raccolto o verificare le vendite, mio marito si assume la responsabilità di tutte le questioni domestiche. Quando gli dissi che mi avevano invitata in Italia, mi rispose: “Vai pure. Alla bambina ci penso io”». Una dinamica che, nelle comunità rurali del Nicaragua, rappresenta ancora un’eccezione da rendere norma.

Junieth, dal canto suo, ha costruito il proprio percorso partendo da zero. «Sei anni fa non avevo un terreno agricolo. Oggi possiedo il mio terreno, che coltivo insieme ai miei fratelli grazie a un finanziamento ricevuto attraverso la cooperativa. Posso affermare con soddisfazione che quest’anno siamo riusciti a far fronte a tutti i nostri impegni». Il settore credito che ha gestito in passato in Soppexcca,  e oggi il suo ruolo di responsabile progetti innovativi per i giovani, non è quindi solo un lavoro: è la possibilità di replicare per altri la stessa opportunità che ha ricevuto.

Foto Soppexcca - Altromercato

Qualità, certificazione e tracciabilità: il valore aggiunto del caffè Soppexcca

Junieth preferisce il caffè americano e ne beve fino a otto tazze al giorno. Una quantità che fa sorridere gli interlocutori italiani, ma che per chi vive e lavora tra piantagioni e cooperative è quasi la normalità.

Il caffè prodotto dalla cooperativa non è un qualsiasi prodotto di massa. È biologico, certificato, e – come sottolinea Junieth – «ogni tazza ha una storia molto lunga che ogni piccolo produttore ha da raccontare, perché c’è tanta fatica dietro al lavoro della produzione». La tracciabilità non è un requisito di mercato, ma un principio: il caffè utilizzato nella caffetteria della cooperativa è lo stesso che si produce, si esporta e si vende.

Junieth conosce bene il prodotto: ha lavorato in caffetteria e ha imparato a preparare il cappuccino «alla nicaraguense», con caffè e latte ben separati in bicchieri trasparenti e una spolverata di cannella. «Offriamo caffè e cioccolate, un modello più tradizionale, con caffè naturale». Un approccio che privilegia la qualità della materia prima rispetto alla varietà delle preparazioni.

Resilienza climatica e sicurezza alimentare

Tra le sfide più difficili affrontate dalle produttrici c’è il cambiamento climatico.

Gloria ricorda l’alluvione del 2013: «Abbiamo perso completamente tutti i nostri raccolti. Le piantagioni sono state distrutte e abbiamo dovuto ripiantare e ricominciare da zero». Per tre anni l’accesso agli incentivi è stato bloccato dalla situazione economica. «Grazie a prestiti specifici per le donne, abbiamo ricevuto un finanziamento che ci ha dato il tempo e le risorse per rimetterci in piedi».

Alle alluvioni si sono aggiunte infestazioni, malattie delle piante e fenomeni climatici sempre più imprevedibili. Tuttavia, grazie all’assistenza tecnica e ai progetti di monitoraggio, le cooperative riescono a intervenire rapidamente per proteggere le coltivazioni.

Anche Juniet osserva con preoccupazione gli effetti dei cambiamenti climatici. «L’anno scorso nella nostra comunità abbiamo raggiunto temperature di 36 gradi. Nessuno se lo aspettava. Chi coltivava una sola produzione ha subito perdite importanti, mentre noi abbiamo resistito grazie alla diversificazione delle colture».

Un’altra problematica sono i nuovi attori che comprano terreni e «lavorano con alti consumi e inquinando». La risposta di Soppexcca è la diversificazione produttiva e un progetto di riforestazione, «per fare qualcosa di buono per il futuro».

Un’eredità per le nuove generazioni

Il futuro passa inevitabilmente dai figli.

Nelle comunità rurali del Nicaragua l’emigrazione rappresenta una sfida concreta, ma molte famiglie cercano di offrire ai giovani opportunità per costruire il proprio futuro senza dover lasciare il Paese. La cooperativa non si limita a distribuire finanziamenti: forma.

«Porto mio figlio nei campi fin da quando era piccolo», racconta Juniet. «Ha quasi quattro anni e voglio che sappia da dove viene il nostro caffè. Quello che stiamo costruendo è un’eredità».

L’istruzione è al centro di questa visione. «Oggi i giovani hanno possibilità che la mia generazione non aveva. Quando frequentavo la scuola, mia madre doveva pagare ogni mese e io vendevo dolci tipici per comprare il materiale necessario ai progetti scolastici».

Anche Gloria guarda al futuro attraverso gli occhi dei suoi figli. Uno è diventato barista, l’altra, appena dodicenne, sogna di diventare insegnante di Scienze Sociali.

«Tutto quello che ricevo dal commercio equo lo investo per loro. Voglio che abbiano opportunità che io non ho avuto»

Il commercio equo come ponte tra Nord e Sud

Il viaggio in Italia ha rappresentato per entrambe un’occasione di visibilità e di scambio. «Mai avrei immaginato di fare un viaggio del genere», ammette Junieth. «È difficile per un piccolo produttore». Eppure, la cooperazione assieme ad Altromercato ha reso possibile questo incontro.

L’emozione di Junieth a Siena — «a vedere un posto così bello, con così tanta ricchezza e tutto quel marmo» — si intreccia con una consapevolezza politica: «L’importante è dare il meglio di noi, senza dimenticare da dove veniamo. Se uno se ne va dal suo paese, chi rimane a lavorare?».

Gloria, che aveva già rappresentato Soppexcca in Inghilterra in un evento di Commercio Equo e Solidale, ha portato con sé l’affetto ricevuto: «Voi vi siete presi del tempo da dedicarci. Noi siamo diventate persone importanti per voi. Non è cosa da poco». E un’immagine: la «vecchia Roma», che mai avrebbe immaginato di poter visitare.

«Non avrei mai pensato di vedere luoghi così belli. Mi ha colpito tutto: le città, il patrimonio storico, ma soprattutto la gentilezza delle persone».

Più ancora dei monumenti e dei paesaggi, ciò che entrambe porteranno con sé è il valore delle relazioni costruite durante il viaggio.

Foto Soppexcca - Altromercato

Un modello replicabile?

La domanda che l’esperienza di Soppexcca pone è se il proprio successo possa essere esteso. La risposta di Gloria e Junieth è implicita nel loro lavoro quotidiano: formare gli altri soci, sensibilizzare gli uomini sulla divisione dei ruoli, investire sull’istruzione dei figli, diversificare le coltivazioni, parlare di commercio giusto e di cambiamento climatico. Ma anche nel riconoscere i limiti: «Noi siamo solo una piccola parte di chi vive in Nicaragua che prova a sopravvivere e a fare qualcosa di buono».

Quel «qualcosa di buono», ogni mattina, alle quattro, inizia con una tazza di caffè. Biologico, equo, con una storia lunga quanto il percorso di chi l’ha coltivato.

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Articolo a cura di Sapere x Agire, La Bottega Solidale e il Centro Educazione Nazionale Altromercato